Un mercato del grano diventato spazio sacro
Il nome rimanda a San Michele in Orto, un oratorio del IX secolo d.C. ricordato in questo luogo. All’inizio del Duecento la città usava l’area come mercato del grano e, nel 1337, iniziò la costruzione del palazzo che vedi oggi. Cerca le antiche aperture degli scivoli nei pilastri: sono piccole tracce di un edificio pensato per nutrire Firenze.
L’orgoglio delle Arti su ogni facciata
Le nicchie esterne sono una competizione pubblica in pietra e bronzo. Ogni grande Arte voleva che il proprio santo patrono reggesse il confronto con quelli dei vicini; per questo il percorso ti porta da Donatello e Ghiberti a Nanni di Banco, Verrocchio e Giambologna. Le copie all’esterno mantengono vivo il ritmo della strada; gli originali al piano superiore permettono di leggere la rivalità da vicino.
Il tabernacolo che cambia la sala
All’interno della chiesa, il tabernacolo marmoreo dell’Orcagna, realizzato tra il 1352 e il 1359, incornicia la Madonna di Bernardo Daddi del 1347 circa con una ricchezza che rende la sala tutt’altro che austera. Il mantello blu lapislazzulo, i dettagli dorati e l’architettura marmorea trasformano l’antica loggia del mercato in uno spazio cerimoniale. Guardalo prima da lontano, poi avvicinati per osservare le piccole scene narrative.
Viste sopra la città antica
La galleria superiore è la ricompensa silenziosa dopo l’arte. Dalle grandi finestre Firenze appare per frammenti: tetti, torri, linee di campanili e strade strette intorno a Via dei Calzaiuoli. Non è il grande panorama di Piazzale Michelangelo; è più utile per capire quanto la città medievale resti compatta vista dall’interno.