Dal palazzo repubblicano al museo civico
La costruzione iniziò nel 1297 per il Governo dei Nove, il corpo centrale fu completato nel 1311 e l'ala del Podestà seguì tra il 1325 e il 1331 Come museo permanente, però, il palazzo prese forma molto più tardi: la grande mostra del 1904 fu la svolta e le sale monumentali sono aperte al pubblico dal 1 ottobre 1907. Ecco perché qui si percepisce prima la politica e solo dopo la dimensione museale.
La sala in cui Siena mise in scena il potere
La Sala del Mappamondo fu la sala del Consiglio Generale di Siena fino al 1343. Il perduto mappamondo diede il nome allo spazio, ma oggi i veri poli d'attrazione sono la Maestà di Simone Martini, il Guidoriccio da Fogliano e la riscoperta Sottomissione di Giuncarico. È la stanza in cui la città volle che la politica apparisse magnifica.
Il capolavoro politico di Lorenzetti nella Sala della Pace
Nel 1338 e nel 1339, Ambrogio Lorenzetti dipinse nella Sala della Pace il ciclo del Buono e Cattivo Governo. Colpisce ancora per la sua modernità: non racconta santi o rituali di corte, ma ciò che un buon o cattivo governo fa a strade, campi e vita quotidiana. Anche chi arriva con un programma ancora confuso di solito si ferma qui più a lungo.
Gli strati rinascimentali oltre il Trecento
Il palazzo non si esaurisce nel Trecento. La Sala di Balìa aggiunge Spinello Aretino, Parri e un ciclo dedicato a papa Alessandro III, mentre il Concistoro offre, con Domenico Beccafumi, una visione tardo-repubblicana dell'amore civico spinto fino all'estremo eroico. Poi la Sala del Risorgimento salta al 1890 e trasforma l'edificio anche in un monumento all'unità italiana.
Non andare via prima della Loggia dei Nove
La Loggia dei Nove è la ricompensa silenziosa che molti ricordano più a lungo. Esisteva già entro la metà del XIV secolo ed è entrata nel percorso museale dal 1904; oggi apre il retro del palazzo sulla valle e, nelle giornate limpide, verso il Monte Amiata. Dopo tutta la simbologia degli interni, quell'aria improvvisa sembra quasi il respiro di Siena.