La sala dei clienti e le persone del luogo
Si comincia dal luogo stesso: l'antica farmacia, la sua posizione a Podgórze e le persone che la attraversavano prima e durante gli anni del ghetto. Questo radicamento è importante, perché il museo colpisce di più quando lo si legge anzitutto come una normale attività di quartiere intrappolata dalla storia dentro una catastrofe.
La sala delle ricette e l'improvvisazione della sopravvivenza
Uno degli aspetti più incisivi del museo è il modo in cui il normale lavoro di farmacia si trasformò in improvvisazione della sopravvivenza. Qui la storia passa dalla medicina come routine alla medicina come mascheramento, sollievo e rinvio, con un effetto molto più inquietante di quello di una generica esposizione sulla guerra.
La sala di guardia e Tadeusz Pankiewicz come testimone
Questa sezione porta in primo piano Tadeusz Pankiewicz non come un eroe lontano, ma come testimone, cronista e presenza morale. È proprio la sua prospettiva fondata sulle memorie a dare al museo un tono insolito: personale, preciso e radicato nella meccanica quotidiana del ghetto, non in una sintesi storica troppo ampia.
Il magazzino come rifugio e punto di contatto
La farmacia non ruota soltanto attorno a Pankiewicz. Il museo mette in luce anche le sue assistenti Irena Droździkowska, Aurelia Danek-Czortowa e Helena Krywaniuk, che aiutavano a far passare cibo, informazioni e medicine oltre il confine del ghetto. Qui il museo passa dagli oggetti al rischio umano, e le stanze sembrano improvvisamente più piccole, proprio come devono.
Il laboratorio e la memoria dopo la guerra
Alla fine la storia non riguarda più soltanto la sopravvivenza durante la guerra. L'ultima parte affronta la memoria e l'oblio del dopoguerra degli ebrei di Cracovia, ed è per questo che il museo ti resta addosso anche dopo aver lasciato la piazza. È una chiusura compatta, ma non leggera.