Da storia miracolosa a mausoleo di famiglia
La cappella nasce da una leggenda miracolosa locale. Intorno al 1590, un uomo in catene avrebbe visto comparire un'immagine mariana presso il muro del palazzo dei di Sangro, vicino a Piazza San Domenico Maggiore; da quella devozione prese forma una piccola cappella votiva. Nel 1613 Alessandro di Sangro la ampliò fino a trasformarla in mausoleo di famiglia, dandole la struttura duratura che ancora oggi si percepisce.
Raimondo di Sangro ricostruì la cappella come macchina simbolica
L'attuale forza emotiva e visiva di Cappella Sansevero si deve soprattutto a Raimondo di Sangro negli anni 1740. Riorganizzò quasi interamente la cappella, facendo dialogare scultura, pittura e disegno del pavimento perché orgoglio dinastico, allegoria spirituale e teatralità controllata agissero insieme. Ecco perché l'ambiente appare così denso: quasi tutto rimanda al programma ossessivo di una sola mente.
Il Cristo velato è il centro emotivo
Al centro di questo programma si trova il Veiled Christ di Giuseppe Sanmartino, il locale Cristo velato, del 1753, una delle sculture più ammirate di Napoli. A colpire per primo è il velo di marmo, ma l'effetto più profondo è più silenzioso: dolore, tenerezza e controllo tecnico quasi impossibile arrivano insieme. È questo il momento che trasforma la cappella in qualcosa di molto più di una curiosità.
Il Disinganno e le Macchine anatomiche cambiano il finale
Il Disinganno di Francesco Queirolo, completato nel 1753-54 d.C., aggiunge al percorso dramma morale e biografia familiare, mentre le Macchine anatomiche nella Camera sotterranea spostano il tono verso esperimento e inquietudine. La prima mette in scena una liberazione virtuosistica da reti ed errore, le seconde raccontano il mondo del principe a contatto con scienza, spettacolo e mito. È anche per questo che la visita resta in testa più a lungo di quanto faccia pensare la sua dimensione.