Un villaggio del XVII secolo con ritmi più antichi
Megalochori ha preso forma nel XVII secolo e il suo impianto rivolto verso l'interno diventa subito comprensibile quando conosci il contesto dell'epoca dei pirati. È un villaggio che ha imparato a proteggere ciò che aveva valore e che poi ha continuato ad arricchirsi di feste, vita religiosa e lavoro del vino, invece di trasformarsi in un unico grande belvedere. Per questo appare ancora vissuto, non soltanto allestito per i visitatori.
Campanili, cupole e chiese simbolo
Qui il profilo del paese deve tanto alla vita religiosa del villaggio quanto al turismo. Campanili e cupole emergono sopra i vicoli, e chiese come Panagia ton Eisodion e Agioi Anargyroi spiegano perché anche una breve passeggiata a Megalochori abbia qualcosa di verticale, quasi cerimoniale e piacevolmente teatrale.
Le canavas del vino modellano ancora il villaggio
Qui il vino non è un dettaglio decorativo, ma parte del modo in cui Megalochori è cresciuto. Gavalas Winery fa risalire la produzione di famiglia alla fine del XVIII secolo, mentre Venetsanos Winery, costruita nel 1947 sopra Athinios, divenne la prima cantina industriale di Santorini. Anche senza prenotare una degustazione, quelle canavas e i margini dei vigneti aiutano a capire perché il villaggio appaia radicato invece che costruito ad arte.
Il Symposion dà al villaggio una seconda voce
Se vuoi che Megalochori offra più di un pranzo e qualche foto, il Symposion è l'aggiunta culturale più intelligente. All'interno di antichi spazi di lavoro restaurati, porta musica, mitologia, laboratori e performance in un villaggio spesso raccontato soltanto attraverso il vino, risultando particolarmente appagante per chi torna e per i ragazzi più grandi.