La risposta è complessa! Nel corso dei 120 anni di lavori, diversi architetti hanno finito per influenzare la costruzione della basilica. Il progetto iniziò con Donato Bramante, che vinse un concorso per progettare la nuova basilica e propose di basarla su una gigantesca croce greca, sormontata da una maestosa cupola simile a quella del Pantheon. Bramante fu sostituito nel 1513 da un trio composto da Giuliano da Sangallo, Fra Giocondo e Raffaello, anche se i primi due morirono nel 1515, lasciando a Raffaello gran parte del lavoro fino alla sua morte nel 1520. Il suo successore, Baldassare Peruzzi, mantenne la struttura interna delle absidi, ma tornò in gran parte al progetto a croce greca, eliminando le navate previste da Raffaello. Antonio da Sangallo il Giovane propose poi un progetto che combinava elementi delle idee di Peruzzi, Raffaello e Bramante, assicurandosi anche di rafforzare alcuni elementi architettonici interni che avevano già iniziato a creparsi. Michelangelo prese il posto nel 1547, controvoglia, per insistenza di papa Paolo, ed è accreditato di aver portato il progetto al punto in cui poteva essere realizzato con successo. La navata e la facciata furono progettate da Carlo Maderno, che aggiunse anche la navata. Gian Lorenzo Bernini progettò il Baldacchino (il padiglione che copre l’altare centrale) e adattò gli originali pilastri di Bramante, trasformandoli in nicchie con scale che conducono alle balconate. Le balconate ospitavano le quattro reliquie più preziose possedute dal Vaticano: la lancia che trafisse il fianco di Cristo, il velo della Veronica, un frammento della Vera Croce e una reliquia di sant’Andrea, fratello di san Pietro. Progettò anche il monumento che custodisce la cattedra di San Pietro, ormai troppo fragile per essere usata.
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