Una galleria nata dal progetto di Federico Borromeo
Nel 1607 il cardinale Federico Borromeo fondò la Biblioteca Ambrosiana e, nell'aprile del 1618, aprì la pinacoteca a partire dalla propria collezione. Questa doppia origine conta ancora oggi: non entri in un museo isolato, ma in un luogo in cui libri, studio e pittura erano pensati per dialogare fin dall'inizio.
Un percorso compatto con grandi maestri
Il percorso è compatto, ma la concentrazione di grandi nomi è impressionante: la Canestra di frutta di Caravaggio, il cartone di Raffaello per la Scuola di Atene, il Ritratto di musico di Leonardo da Vinci, oltre a Tiziano e Botticelli, si trovano tutti in un museo di 24 sale. È proprio questa densità a rendere la tappa così efficace nel centro di Milano: vero peso storico-artistico senza divorare mezza giornata.
Perché il Codex Atlanticus cambia il tono della visita
Vedere i fogli originali del Codex Atlanticus nella Sala Federiciana trasforma una bella visita di galleria in una tappa ancora più intensa sul patrimonio intellettuale milanese. Leonardo da Vinci torna a essere carta, inchiostro e mondo librario dell'Ambrosiana: è questa la traccia che resta addosso dopo la visita.
Le curiosità che premiano una chiusura più lenta
Dopo i capolavori più celebri, il museo si fa piacevolmente eccentrico. Nell'Ala Galbiati e nelle vetrine successive, dettagli come i guanti di Napoleone da Waterloo o una ciocca di capelli di Lucrezia Borgia offrono sia a chi torna sia a chi è alla prima visita un ottimo motivo per non uscire di corsa dopo Raffaello e Leonardo.