Da casino di caccia a palazzo d'inverno
La stratificazione cronologica è uno dei motivi per cui il luogo appare vivo invece che immobile. Il sito nasce all'inizio del Settecento come casino di caccia, riceve nel 1733 l'Orangerie e la grotta sotto il Gran Maestro de Vilhena, passa alla famiglia Parisio alla fine del XVIII secolo e, dopo il 1898, viene trasformato dal marchese Giuseppe Scicluna nel palazzo d'inverno che i visitatori riconoscono oggi. È questa storia a renderlo insieme aristocratico e sorprendentemente vissuto.
Scalone e sala da ballo offrono il primo colpo d'occhio
La facciata resta abbastanza sobria da far apparire l'interno quasi come una rivelazione. Appena superi la porta di bronzo, la sala voltata, lo scalone scenografico e il salone da ballo rococò fanno il resto: specchi, lampadari, oro e la chiara sensazione che questa dimora sia stata costruita per stupire senza mezze misure. Nel cuore di Naxxar, il cambio di atmosfera è deliziosamente teatrale.
Le stanze continuano a cambiare carattere
La dimora resta interessante perché non ripete la stessa idea di bellezza da una stanza all'altra. Dopo lo splendore della sala da ballo, si passa per la Music Room, la Billiard Room, la sala da pranzo pompeiana, lo studio e la cappella, e ciascun ambiente sposta il tono dallo sfarzo pubblico al rito privato, alla conversazione o alla memoria familiare. È questo ritmo a impedire che la visita sembri un unico grande fondale scenico.
Il giardino addolcisce tutta la visita
Dopo la doratura e la teatralità degli interni, il giardino cambia completamente il registro emotivo della visita. I muri trattengono profumo e ombra, l'Orangerie e la grotta riportano in primo piano gli strati più antichi della tenuta, e l'appartenenza ai Grandi Giardini Italiani aiuta a capire perché questa tappa appaia coltivata, non solo decorativa. È il momento in cui la grandiosità si fa respiro.